Attilio Pacifico e le orchestrine del secondo dopoguerra

attilio pacifico e la sua BandLe persone come me, quelle che possono dire di aver visto l’Italia uscire frastornata dai giorni nazi-fascisti, hanno più ricordi di quanti ne possano contenere. Siamo bauli pieni, siamo la valigia più pesante, quella più difficile da imbarcare. Eppure alcune cose sopravvivono al disordine degli anni e restano indelebili, come protette da una magia antica quanto la vita, come a dare un senso quando poche cose hanno la fortuna di averne.

Capita allora di ricordare nitidamente emozioni lontane decenni.

Una di queste è stato il mio complesso musicale, la mia “orchestrina”, Attilio Pacifico ed i Pat’s Boys, ovvero i Ragazzi di Attilio Pacifico.

E’ il complesso che ho creato nel 1950 insieme a quattro amici universitari amanti, come tutti i coetanei di allora, della musica americana, anche per realizzare qualche lira come usavano gli studenti dell’epoca.

E così cominciammo a suonare. Jazz (Sinatra, Armostrong e simili) nonché musica cubana, mambo, samba, rumba, ecc. Questi erano i nostri generi preferiti. Il problema era avere la fortuna di suonare nelle sale “giuste”: ricordo di aver suonato in feste di matrimonio paesane dove eravamo costretti ad eseguire su richiesta generi a noi più lontani come la “quadriglia”, il tango e il valzer.

L’entusiasmo e la giovane età, comunque, la facevano da padrone, e perciò superavamo tutte le difficoltà, soprattutto quelle economiche, accettando anche pagamenti in natura come salami, prosciutti e formaggi pur di poterci pagare, per esempio, i viaggi in treno. Crescendo e migliorando, con il tempo, siamo passati alle esibizioni nelle feste degli istituti scolastici dove era bello osservare l’interesse e la curiosità che suscitavamo nei ragazzi con i nostri ritmi e suoni nuovi ed ignoti.

E poi sempre in locali più grandi. Il complesso, che prima si esibiva ai matrimoni ed alle feste paesane, per acquisire esperienza e professionalità, debuttò con grande successo all’Hotel Luna di Amalfi nell’Agosto del 1953.

E qui, lungo la costa, abbiamo suonato per diverse stagioni, in concorrenza con un altro gruppo emergente in quegli anni che proveniva dal Beneventano, “I figli della strega”, nome derivante da un noto liquore prodotto in zona. Si era creata una sorta di competizione tra i due gruppi ma questo, ovviamente, contribuì al successo di entrambi. Ogni serata era importante per noi, per essere sempre più coinvolgenti: nelle sale da ballo, per esempio, si passava da momenti di grande entusiasmo con i booge-wooge, rock and roll, samba, mambo e rumba a momenti di grande “intimità” con i famosi slow ed il “ballo della mattonella”, dove nascevano amori e passioni specialmente nelle serate estive della costiera amalfitana e dove era perfettamente tangibile la timidezza e l’imbarazzo dei giovani ragazzi e ragazze che, ballando, cercavano di essere disinvolti.

A quel punto ti rendi conto che essere un musicista diventa una vera e propria missione. Non tanto perché si debba essere in ogni caso ricordati come “Pacifico Attilio, il miglior musicista di sempre“, ma perché non è responsabilità banale quella di far sembrare agli altri la vita più bella e colorata, almeno per pochi istanti. Noi riuscimmo in questo, o almeno credo.

Il complesso continuò le sue esibizioni “sulla costiera” fino al 1957, anno in cui tre componenti conseguirono la laurea e scelsero strade diverse per realizzare le loro attività.

Il ricordo di tutte quelle splendide serate, però, mi accompagnerà per sempre.