Psicosi meningite: non confondetela con l’influenza

Da qualche mese ormai è psicosi meningite. Diversi sono stati i casi riportati alla ribalta della cronaca, le vaccinazioni sono triplicate al punto che, in diverse città dell’Italia, i vaccini non sono disponibili in quanto in attesa di rifornimento. Diverse le denunce presentate dal Codacons per procurato allarme e nonostante le rassicurazioni del Ministero della Sanità. Tantissime persone si sono così recate nei pronto soccorso, in diversi casi intasandoli, per quella che invece era una normalissima forma influenzale.

La paura del meningococco

Da prima erano stati i casi in Toscana a far preoccupare la popolazione, ma nel giro di poche settimane la psicosi si è sparsa su tutto il territorio nazionale. Ma davvero c’è da avere così paura del meningococco? Assolutamente no. Esperti immunologi, medici e perfino il Ministero delle Sanità hanno ribadito più volte che non ci troviamo per niente nel mezzo di un’epidemia di meningite, una grave forma di sepsi delle meningi (le membrane che avvolgono il cervello) che, in certi sfortunati casi, può rapidamente portare alla morte.

I casi rilevati sul territorio nazionale sono perfettamente nella media delle casistiche, anzi, eccetto la Toscana, sono perfino diminuiti. Ma allora perché ogni singolo caso viene sbattuto in prima pagina come se fosse in corso un’epidemia che non lascia scampo? probabilmente perché si ha bisogno di fare notizia a ogni costo, o forse i motivi sono altri, quello che conta è che la psicosi deve rientrare.

Una banale influenza non è meningite

meningite-02L’allarme è scattato, ma non  per la meningite, bensì per la massa di gente che si è recata, senza necessità, al pronto soccorso un po’ in tutte le città italiane. A fare paura è soprattutto il meningococco C, il sierotipo che si è riscontrato con più frequenza in Toscana, ma anche il meningococco b fa paura, e difatti i vaccini sono stati letteralmente venduti (sì, sono a pagamento per gli adulti) come il pane. In molti si sono fatti visitare anche dal medico a domicilio solo per una febbre, magari alta, ma che nulla aveva a che vedere con la meningite.

Quest’anno, infatti, i sintomi dell’influenza potevano essere confusi con quelli della meningite, se non si conosce bene la malattia. Una febbre anche molto alta non è sintomo sufficiente per pensare a una meningite. L’influenza, che ha fatto registrare casi di febbre anche a 40°, si è manifestata con dolori articolari, mal di gola, tracheiti, mal di testa. La meningite, invece, ha tra le sue caratteristiche peculiari quella di irrigidire i muscoli del collo impedendo i regolari movimenti della testa.

Certo, nel caso di bambini allarmarsi è più che lecito, tuttavia correre all’ospedale anche per poche linee di febbre è stato uno sproposito che ha causato anche gravi problemi di gestione dei pazienti in diversi pronto soccorso.

Ma allora c’è da preoccuparsi?

In definitiva la risposta è no sebbene la situazione sia comunque da monitorare e sarebbe bene evitare il rischio di contagio che, ricordiamo, avviene per via aerea, ma il meningococco vive solo per qualche ora all’aria, per cui non è che il rischio di contagio sia così elevato come fanno apparire nei giornali e nelle TV. La cosa più sensata è quella di informarsi sulla malattia sul sito del Ministero della Sanità.