L’Italia sempre più lontana dal Recovery fund

Tempo fa è stato emanato un nuovo accordo, denominato Recovery fund, che era stato raggiunto da 27 leader che si erano uniti al fine di emettere le obbligazioni e trasferire più risorse alle diverse capitali europee.

Questo accordo però, soprattutto negli ultimi giorni, sta un po’ sfumando, in quanto stanno riemergendo delle vecchie tensioni che potrebbero mandare ogni tentativo di conciliazione in fumo.

Secondo quanto riportato dall’ambasciatore tedesco, questo protocollo subirà un ritardo consistente, il che ha portato l’Italia a lavorare ad una mossa controffensiva volta a snellire la burocrazia che permetterà di approvare la legge di bilancio, grazie al quale si potrebbe beneficiare di questi fondi temporaneamente bloccati.

Attualmente la situazione non è delle migliori, e la penisola non si può permettere di far slittare ancora i pagamenti.

Crescita e aiuti verso chi ha perso il lavoro

Secondo quanto dichiarato da Massimo Giannini, lo scopo principale del governo deve essere quello di orientarsi verso la strada della crescita, sostenendo ed aiutando tutte le persone che durante il periodo di emergenza causato dalla pandemia del Coronavirus hanno perso il lavoro.

Dopo la pausa conseguente alla stagione estiva, i leader hanno trascorso cinque giornate con l’intento di trovare una negoziazione.

Alcuni paesi hanno deciso di respingere le condizioni legate al rispetto dello Stato di diritto, ma altri paesi, tra cui Paesi Bassi e Finlandia, hanno di nuovo optato per sabotare questo grande piano che prevede un risarcimento di 750 miliardi, in quanto credono che rinviando il tutto si potrà godere di momenti migliori.

La posizione dell’Italia

L’Italia è molto preoccupata in merito a questa situazione, poiché questi fondi aiuterebbero la nazione a risollevarsi dalle batoste subite nell’ultimo periodo.

A Bruxelles si è tenuto un pressing diplomatico per far sì che le procedure relative al rimborso dei fondi venissero velocizzate attraverso delle procedure più snelle, che avrebbero avuto come compito quello di monitorare le spese al fine di approvare il pagamento delle rate.

Anche qui l’Italia ha trovato la resistenza dei paesi definiti frugali, e quindi non si potrà far altro che aspettare i ministri delle finanze che in seguito alla riunione del 6 ottobre indetta da Ecofin, si troveranno ad esaminare con attenzione la situazione.

Secondo quanto raggiunto è stabilito dall’intesa di luglio, ogni piano nazionale doveva essere approvato ed esaminato da una commissione specifica entro 8 settimane, mentre il consiglio avrebbe dovuto esprimere la sua valutazione entro un mese.

Il Recovery fund inoltre, aveva bisogno di subire altre valutazioni per poter erogare i pagamenti, e quindi bisogna assumere un comitato economico finanziario che possa fare da intermediatore ed esaminare il più velocemente possibile ogni parte presupposta dall’accordo.

Alcuni paesi hanno come scopo quello di accelerare i tempi attuando una procedura non vincolante, che permetterà di esprimere in primis la decisione della Commissione, per poi passare la decisione finale ai governi.

C’è chi inoltre vuole eliminare ogni tipo di raccomandazione pervenuta in tema di bilancio, e ciò per far sì di ripristinare gli squilibri riscontrati nel campo dell’economia, ma alcuni paesi tra cui l’ Austria, non vogliono minare questo patto di stabilità che attualmente si trova in uno stato di sospensione.

Le ultime novità

Come riportato anche da il quotidiano Protagonisti, pochi giorni fa la Germania ha proposto un nuovo compromesso sullo stato di diritto, e ha ottenuto la maggioranza qualificata, anche se 9 paesi non hanno approvato questa modifica e si sono opposti presentando diverse motivazioni.

Questi accordi non saranno molto facili da raggiungere, e secondo molti il problema non è rappresentato dalle risorse del bilancio, ma è posto all’interno del consiglio, in quanto sarà molto difficile trovare un accordo che vada bene per tutti i paesi europei.

Si dovrà quindi adottare un metodo di rettifiche nazionali qualora non si dovesse autorizzare l’adozione della maggioranza qualificata.