Violenza ostetrica: come riconoscerla?

Violenza ostetrica: come riconoscerla?

La gravidanza è, per la maggior parte delle donne, un momento magico. Non mancano sicuramente le paure, legate principalmente al parto; ma, la gioia di stringere tra le braccia il proprio bambino fa passare tutto in secondo piano. Nemmeno la pandemia e il lockdown sono riusciti, infatti, a fermare il desiderio di maternità. I bambini sono da sempre simbolo di vita e speranza, a maggior ragione quelli nati in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo in questi ultimi mesi, tanto da esser stati definiti “bambini arcobaleno”, proprio perché considerati portatori di nuova speranza. Ricordiamo tutti, il simbolo dell’arcobaleno, con la frase “Andrà tutto bene” dipinta su fogli bianchi e lenzuola, appesi sui balconi e nelle case di tutti noi.

Le principali paure in gravidanza

La paura è uno stato emotivo che si presenta nel momento in cui si avverte la possibilità che si manifesti un pericolo, per noi e per i nostri cari, Durante la gravidanza, la preoccupazione principale è ovviamente ricolta verso il proprio bambino che si trova nel grembo materno. Ansie e preoccupazioni sono da considerarsi assolutamente normali.

Ma, andiamo a vedere quali sono quelle più frequenti che una futura mamma si trova a dover gestire:

  • Sicuramente la paura per la salute del proprio bambino. Proprio per questo, ricordiamo la possibilità di effettuare il test prenatale che consenta di diagnosticare e rilevare eventuali anomalie sia cromosomiche che genetiche.
  • Con l’avanzare dei mesi, i futuri genitori iniziano a interrogarsi sulla loro capacità genitoriale. È sicuramente consigliato seguire i corsi preparto e consultare consultori, ostetriche e operatori del settore per qualsiasi chiarimento.
  • Infine, quando si giunge al termine, ecco qui materializzarsi la paura più grande: il parto. Oltre, alla questione legata alla soglia del dolore, la futura mamma deve poter esser adeguatamente supportata dal personale sanitario che, oltre ad assisterla nella fase del parto, deve anche sostenerla sul piano emotivo e psicologico. Cosa accade quando questo tipo di aiuto viene a mancare?

Più di 1 milione di donne sono state vittime di violenza ostetrica

Per violenza ostetrica si intendono le forme di violenza fisica e psicologica subite dalle donne, durante il travaglio e il parto, da parte del personale sanitario. Negli ultimi 10 anni sono più di un milione le donne che hanno dichiarato di non esser state assistite in modo idoneo durante il momento del travaglio e del parto. Tra le varie sfaccettature e denunce si legge di donne abbandonate sole per ore nel reparto, pratiche mediche senza consenso informato, procedure coercitive non acconsentite, cesarei non necessari, atteggiamenti offensivi e denigratori. Dalla prima indagine nazionale sul tema, denominata Le donne e il parto, nata su iniziativa dell’Osservatorio sulla violenza Ostetrica Italia e condotta dalla Doxa su un campione di cinque milioni di donne italiane, tra i 18 e i 54 anni, con almeno un figlio di 0-14 anni, è risultato che una mamma su cinque ha subito qualche forma di violenza ostetrica, fisica o psicologica, alla prima esperienza di maternità. Ne consegue che, circa il 6% di loro ha dichiarato di voler rinunciare o di avere rinunciato alla seconda gravidanza proprio perché rimaste irrimediabilmente traumatizzate da quanto accaduto durante il primo parto.

La violenza ostetrica si può denunciare

Se si ritiene di esser stati vittima di violenza ostetrica bisogna denunciare l’accaduto. Si può iniziare rivolgendosi alla Direzione dell’ospedale e al Tribunale per i Diritti del Malato. In più è possibile agire anche attraverso denuncia per violenza ostetrica presso le Autorità, Polizia e Carabinieri. La violenza ostetrica è una vera e proprio violenza, sia fisica che psicologica, proprio per questo, in caso di necessità è consigliato rivolgersi a un esperto del settore che possa aiutare la neo mamma ha superare il trauma