L’importanza della quantità oltre che della qualità

L’importanza della quantità oltre che della qualità

Dai tempi del rinascimento ed oltre, la letteratura italiana ha sempre dimostrato oltre che una perfetta capacità di empatia letteraria, anche una musicalità senza pari, che è stata capace di renderci i portavoce della poesia cortese e dei virtuosismi letterari, sempre in equilibrio su un delicato filo chiamato armonia poetica, e che ci ha resi ciò che siamo agli occhi del mondo dall’alba dei tempi. Ed il numero di parole in un opera letteraria è certo parte della musicalità e dell’empatia.

Anche oggi, nel 2016, possiamo ancora crogiolarci nella gloria riflessa dei nostri predecessori, esempi di maestria e talento, in grado di dare musica ai sentimenti umani attraverso un calamaio ed una pergamena. Anni e anni di studio, uniti ad un innegabile dono Divino conosciuto come talento, hanno reso i nostri portavoce dei pilastri a cui fare riferimento: ma siamo sicuri che solo questo li abbia resi ciò che sono tutt’ora ai nostri occhi?

I fiori all’occhiello della nostra poetica, da Petrarca fino a Dante Alighieri, passando per il giudizioso Machiavelli o alla nostra recente perdita letteraria Umberto Eco, ci dimostrano come indipendentemente dallo stile e dalla tematica trattata, l’importante è saper dosare le parole, in quantità e qualità proporzionate, proprio come farebbe un pasticcere nel proprio laboratorio o un grande pittore davanti alla sua tela bianca.

Col passare dei secoli questa tradizione non è cambiata, bensì si è radicata, tramandandosi di generazione in generazione fino al ventunesimo secolo: in qualsiasi ambito ci si trovi, la dose di parole utilizzate è rimasta fondamentale, che si tratti di una missiva di lavoro o di una d’amore, si rischia sempre di incappare nella prolissità, o contrariamente, nella pochezza di contenuti, che spesso può venire confusa per pigrizia o superficialità.
Sono molte infatti le circostanze in cui ci è concesso un limite massimo (o anche minimo) di parole da poter utilizzare, soprattutto quando si tratta di contesti ufficiali come tesi universitarie, esercitazioni scolastiche, concorsi letterari o poetici. Questo metodo è ormai la prassi per regolamentare i metodi di valutazione di un articolo o di una lettera, rendendo la stesura molto più facile per lo scritture, e la correzione (o lettura) molto più facile per chi la riceve.

E’ proprio per questo motivo che spesso si ricorre alla tecnica del conteggio delle parole utilizzate (vedi www.contareparole.com), al fine di essere sicuri di ricoprire certi standard e di impressionare chi si trova dall’altra parte, che si tratti di un probabile datore di lavoro, un nostro caro, o un futuro cliente.

Navigando nel web, è molto facile incorrere in numerosi siti attrezzati per il conteggio delle parole: Non tutti i programmi per la stesura dei documenti infatti dispongono di uno strumento conta parole, sono in tanti perciò a ricorrere a questi strumenti reperibili tramite ricerca online. Purtroppo questi siti così preziosi solitamente sono strumenti presi sottogamba dalla maggior parte della popolazione italiana, ma numerosi studi e ricerche confermano che la quantità, oltre che la qualità, è fondamentale.

Quante volte infatti abbiamo perso la pazienza di fronte ad una lunghissima e boriosa email di qualche nostro collega? E quante volte invece avremmo voluto ricevere una bella missiva d’amore dalla persona a noi più cara, ma tutto ciò che ci ritroviamo tra le mani è un breve sms senza spessore?

Questo fatto dimostra e conferma ulteriormente la teoria che le parole sono sì importanti, ma è importante anche saperle dosare, e capire quando “una parola è troppo e due sono poche”: imparare a controllare questo strumento può essere di vitale importanza per assicurarci una brillante carriera scolastica e successivamente lavorativa, nonché un posto di rilievo nella società e nelle relazioni interpersonali.