Vino biologico e naturale: quali sono le differenze

Vino biologico e naturale: quali sono le differenze

Le vendite di prodotti biologici da anni sono aumentate e il vino non fa eccezione; basti pensare che Vinitaly, il settore fieristico più importante del nostro paese, ospita dal 2014 Vinitalybio, uno stand riservato ai vini biologici.

L’edizione 2018 ha ospitato 74 cantine biologiche e 50 sono rimaste in lista d’attesa per mancanza di spazio.

La tendenza sta crescendo in popolarità in tutta Europa, con l’Italia che sta emergendo come leader europeo nel mercato del vino biologico e naturale, con circa 500 milioni di litri prodotti ogni anno e che si possono trovare in qualsiasi negozio che venda vino, supermercati compresi.

Le discussioni relative al vino “naturale” sono ancora in corso tra gli amanti del vino, gli esperti e le figure chiave del settore; anche se non è facile tracciare linee chiare, possiamo dire che non esiste un’unica certificazione o definizione di cosa sia un vino naturale.

In molti ritengono che si tratti di un vino fatto nel rispetto dell’ambiente e della natura, utilizzando materiali organici, ma questa è solo una piccola parte di tutto ciò che rappresenta l’attività inerente la produzione di vino biologico, che per definirsi tale, deve essere innanzitutto sostenibile.

È naturale a questo punto chiedersi cosa si intende per vino naturale e biologico; cerchiamo di fare chiarezza.

Cosa si intende per vino biologico

Per produrre questo vino, le uve vengono coltivate e lavorate nel rispetto dell’ambiente, nello specifico in base al Regolamento europeo 203/2012, per essere tale, non si deve far ricorso all’uso di pesticidi, erbicidi e fertilizzanti chimici sulle viti (ad eccezione dei trattamenti a base di rame), ma prevedere l’uso di sostanze e organismi antagonisti consentiti dall’agricoltura biologica.

Il regolamento va ad interessare anche il metodo utilizzato in cantina, che non differisce molto da quelli tradizionali.

Non esiste però una regolamentazione valida per i vini biologici; tuttavia, anche se non vi è un marchio ufficiale, l’associazione Demeter fornisce una certificazione che attesta che quel determinato vino sia biologico.

Le uve dei vigneti sono coltivate con metodi biologici (certificati) e l’approccio filosofico si basa sulla teoria antroposofica di Rudolf Steiner, che prevede una profonda connessione con la natura e un grande rispetto per i suoi ritmi.

Per questo motivo il numero di pratiche e sostanze permesse in cantina è molto più limitato.

Diverso poi è il concetto di “naturale”, legato ad un tipo di viticoltura che vuole svincolarsi da un approccio convenzionale alla produzione del vino, sperimentando diverse tecniche per creare un’espressione più personale del proprio prodotto.

Anche se non ci sono leggi governative per i vini biologici, questi vengono prodotti attraverso regolamenti redatti dalle aziende vinicole.

Tra le organizzazioni più importanti vi sono: VinNatur e Consorzio Viniveri, che organizzano i due eventi più rilevanti per il settore tra i quali, EuroBiodyo, che si tiene ad aprile di ogni anno.

Sono le pratiche utilizzate in vigna che determinano un vino biologico: lo scopo è quello di portare le migliori uve dal vigneto al bicchiere con la minor interferenza possibile.

La bellezza del vino è che rappresenta l’espressione del territorio in cui nasce, cresce e viene prodotto, aspetti questi che non possono essere sminuiti.

Nel vigneto, si cerca così di preservare il terreno.

Oltre a prendere in considerazione le conoscenze che fanno parte della tradizione, è necessario affidarsi alla ricerca per trovare soluzioni che aiutino a ridurre i rischi del percorso di naturalità; ecco perché sono stati sviluppati sistemi di monitoraggio del vigneto per determinare quando i trattamenti sono necessari, andando ad incrociare i dati climatici di ogni vigneto con i cambiamenti metereologici.

Ma le principali differenze possono essere viste in cantina, dove non bisogna aggiungere niente al mosto: purtroppo, i consumatori non comprendono quali sostanze e pratiche sono consentite nella produzione del vino, visto che le etichette sulle bottiglie mostrano solo l’alcol in volume e la presenza di solfiti, e nessuna indicazione sul processo di produzione.

Ecco perché si sta sottolineando quanto sia importante rivedere il concetto di etichettatura dei prodotti, implementandole con indicazioni più approfondite, in modo che tutti possano distinguere un vino naturale da uno biologico.